Un sole in una scatola!

Questo è il primo post che parla di te…dopo la tua scomparsa. Ovviamente per alcune cose il silenzio è d’obbligo…e il mio è stato duro…

Ma non smetto di pensarti!

A Mimì…

​”Guardava quella creatura dormire e assaporava lei stessa la pace di quel sonno profondo.

La accarezzava. La fronte leggermente sudata, i capelli morbidi come velluto.

La osservava. I lineamenti perfetti, dolci, eleganti, tipici di quell’espressività femminile già spiccata in lei, che pure era al mondo da 4 anni… 

Era da più di due mesi, oramai, che Mommy si prendeva cura di lei, che con lei giocava, che con lei tornava bambina, che la addormentava sul suo petto sentendo ogni volta con tenerezza ed emozione infinite, quel suo calore disarmante e dolcissimo, che le preparava semplici pranzetti, cercando di insegnarle “l’arte” del mangiare da sola, forchetta e cucchiaio alla mano; che le cambiava mille pannolini al giorno, facendo diventare ognuno di quei momenti un’occasione giocosa per spiegarle un altro tipo di “arte”… quella del: “ancora un po’ e sarò fortissima e allora… via pannolino!”.

 Non era il suo lavoro, vero, ma per Mommy continuava e avrebbe continuato ad essere una vocazione, un richiamo all’amore, sempre fortissimo. Il filo conduttore di una vita, la sua, il cui scopo in fondo, era sempre stato – e avrebbe senza dubbio continuato ad essere – l’amorevole insegnamento di poche, ma talvolta complicate “operazioni”, come il saper gioire, il sapersi donare, il saper soffrire… il saper vivere, AMANDO… amando se stessi e il dono di “essere”, di “esistere”. 

Sperava, la piccola, ma fortissima Mommy, di poter arrivare un giorno ad insegnare a SE STESSA, perché ne era ancora e paradossalmente ben lungi, l’amore verso tutto ciò che lei, in primis, incarnava ed era… un fiore stupendo che cresceva colorato e rigoglioso nel bel mezzo di un deserto sconfinato: il deserto di quella sua anima, che il peso di tante ferite aveva reso diffidente e sfiduciata.

Due occhioni  la fissavano teneri ed ancora assonnati. La piccola ora voleva solo il suo abbraccio materno ed avvolgente.

Che poi quell’abbraccio, così spesso dato, quasi mai ricevuto, fosse la chiave di tutto?

Aveva deciso di serbare nel cuore quella domanda, gustando null’altro che il dolce calore di quel corpicino, bisognoso solamente della sua vicinanza e della sua amorevolezza…”

Gwen💜

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Una promessa come regalo…

Per il suo regalo lui aspetta che tutti siano andati a dormire. Poi, a casa muto, mi accompagna in punta di piedi fuori, nel giardino, sopra la neve croccante, sotto la notte azzurra.

L’aria brilla glaciale. Lui ha decorato il melo con fili di lucette pallide che pendolano tristi dai rami e mettono ancora più freddo.
Sotto quel melo mi prende le mani con le mani e gli occhi con gli occhi.
– Come ti senti? – domanda.
– Come Julia Roberts alla fine del film – rispondo.
Lui ridacchia e uno sbuffo di condensa le scappa fuori dai denti vorticando nel gelo scuro.
– In questa famiglia è qui che si fanno le promesse importanti.
E mentre lo dice arriva una brezza leggera in fuga da una stagione diversa.
Guardo in basso. Senza sorpresa, mi scopro a volteggiare, le punte delle scarpe sospese a un palmo da terra.
Lui mi stringe le dita e io mi sento come un piatto di cucina molecolare, freddo e caldo allo stesso tempo.
Poi guardandomi comincia:
– Io prometto…

Vedi.
È sempre una questione di promesse.
Cerchiamo chi è in grado di farci mantenere le nostre promesse e di quella persona, di solito, ci innamoriamo.
All’inizio sono promesse facili da mantenere.
Arrivare in tal posto a tal ora puliti, puntuali e ben vestiti.
Essere cordiali, simpatici, attraenti, possibilmente diversi da chiunque ci abbia preceduto.
Saper fare del sesso decente aiuta.
Poi le cose si complicano un po’.
Al candidato si richiede di mantenere promesse diverse.
Promesse sul lungo periodo.
Promesse di continuità.
Promesse di felicità.
Nei casi più estremi, promesse di fronte a testimoni.
Io non sono mai stato bravo con le promesse.
Chi l’avrebbe mai detto, vero? L’uomo con le borse sotto gli occhi e le braghe del pigiama non sa mantenere la parola data.
Così, tanto per non sentirmi ipocrita, ti ho promesso con sempre maggiore cautela. Ti ho promesso sempre di meno.
Ma dentro la mia testa giuro di no. Dentro la mia testa continuo a farti promesse e a mantenere quelle promesse.
Un po’ pochino, dici?
La verità è che temo di non poter essere migliore di così. Ma posso inventare qualcuno che è migliore di così.
E scriverlo.
E fartelo leggere.
E leggendolo forse capirai che non è pigrizia, è paura.
E questa è la mia promessa.

Gwen💜

Care donne

Care donne…

siccome non si dimagrisce mangiando… e se compriamo il bifidus non viene il sorriso sulla pancia; la cellulite non è una malattia, ma prima o poi nella vita arriverà e non sparirà con una crema… e nemmeno le rughe!!!
E siccome il deodorante che dura 24 ore non l’hanno inventato e nemmeno l’assorbente esterno che “si adatta e praticamente non lo senti”… e siccome i tacchi alti faranno sempre venire il dolore ai piedi e i capelli non ringiovaniranno con uno shampoo… È arrivata l’ora di accettarsi un po’ per quel che si è, imparare ad amarsi un po’ di più… e mandare esattamente affanculo chi cerca di dirci come dobbiamo essere fatte per piacere…!!!!
Gwen💜

Buonanotte ❤

Mi piacerebbe scrivere qualcosa al contrario, qualcosa di pazzesco, di folle, di scemo, per farti addormentare con il sorriso tra le labbra … perché tu sei bellissima ma quando sorridi fai invidia al sole. 

Ti amo 

A domani, mio respiro. 

A. ❤ 

Attesa

Adesso vengo in camera da letto e mi distendo davanti a te, addormentata. E mi metto a guardarti, a guardare il tuo visino, rilassato nel sonno, le tue guance soffici, la tua boccuccia socchiusa. Ed avvicino il mio viso al tuo, per respirare il tuo respiro, per sentire l’aura del tuo tepore. E aspetto. Aspetto che ti svegli. Per baciarti. 

A. ❤