La sua bocca

Stavamo pranzando a casa, da soli, in tutta tranquillità, seduti l’una di fronte all’altro. E mentre io le parlavo notai che aveva cominciato a masticare in maniera ostentatamente sensuale. Eppure lei sa benissimo quanto mi piace la sua bocca, le sue labbra sottili che sanno essere estremamente carnose durante un bacio, quasi si gonfiassero come i petali di una fica eccitata. E quello spettacolo mi stava accendendo, mi aveva incendiato il sangue, che ora scorreva veloce, bollente e ruggendo nella mia testa. E mi stava provocando una robusta erezione. 
La mia piccola, per sovrapprezzo, si portò un dito sulle labbra e, simulando di pulirsi da qualcosa, si piegò in giù quello inferiore, facendo socchiudere la sua boccuccia. 
Era troppo. 
Mi alzai di scatto e mi diressi verso di lei, e mentre mi avvicinavo mi aprii i pantaloni e mi tirai fuori il cazzo duro. Giuntole accanto, con una mano le bloccai la testa afferrandola saldamente per i capelli, e con l’altra le ficcai a forza il cazzo in bocca.
Dio, com’era calda e umida, e la sua lingua morbida, bollente, scivolosa.
Le afferrai la testa con entrambe le mani e cominciai a scoparla senza ritegno, con la cappella gonfia che le sbatteva sul palato ruvido. E più la fottevo e più la sua saliva mi colava lungo l’uccello fin sotto le palle. 
Ad un certo punto lei mi serrò le sue magiche labbra attorno alla canna, allargando al contempo le cosce, segno che stava apprezzando la mia foga, la mia rudezza. 
“Toccati, piccola porca!” le grugnii, mentre continuavo a muovere con impeto il bacino, dandole dei colpi secchi, profondi e rapidi. E vidi la sua manina infilarsi sotto la gonna, dentro alle mutandine, la vidi flettere il bacino in avanti per toccarsi meglio. Mi mugolava sul cazzo ora, la spudorata! 
Io le accarezzai dolcemente le labbra senza smettere di fotterla in bocca … e sentii l’orgasmo arrivare … afferrarmi il ventre, salirmi lungo la spina dorsale, espandersi veloce per poi esplodermi dentro, irrigendo tutto il mio corpo, ogni mio muscolo, muovendomi i coglioni e bruciandomi il cazzo. Le sborrai dentro, più e più fiotti caldi. E lei, sentendosi riempire così la bocca, si scatenò in convulsioni, in preda all’orgasmo. La tenni saldamente ferma, per restarle in bocca, perché mi stava portando a godere di nuovo. E le sborrai di nuovo dentro, mugolando e grugnendo, restando senza respiro, in preda a vertigini.
Poi mi ripresi, e le tolsi il mio uccello finalmente moscio dalla bocca, esausto e sudato.
“Piccina meravigliosa” le mormorai guardandola completamente appagato. 
Anche lei mi guardò, dritto negli occhi, e mi sorrise soddisfatta e fiera, leccandosi le labbra.
Adorabile, spudorata porcellina.

A.

(Quella boccuccia è davvero la sua, ed il racconto me lo ha ispirato quella foto)

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