Buonanotte, amore mio ❤

Sai cosa mi hai insegnato tu? Che l’amore esiste davvero, non è un unicorno;

mi hai insegnato ad essere estate di nuovo, a combattere l’autunno per non lasciare arrivare l’inverno;

mi hai insegnato che essere dolci dà frutti meravigliosi;

mi hai insegnato che il mio desiderio non è osceno ma divertente;

mi hai insegnato strade nuove.

E per questo non posso che ammirarti, non posso che amarti, anche se io scelgo di amarti, perché sono libero, perché tu vali talmente tanto che senza di te non voglio restare più.

Ti ho cercata, ti ho disperata, ti ho trovata.

Non ti lascio più.

Ti sognerò.

Ti amo ❤

A.

Vorrei insegnarti …

Vorrei insegnarti

a vestirti con la corazza della fierezza,

a guardare gli stolti con fredda commiserazione,

a lasciare che i loro strali scivolino via come pioggia sulla tua consapevolezza,

perché tu sei migliore di loro,

perché il loro scherno sono medaglie al valore,

perché il vero è vero,

il giusto è giusto,

il bello è bello

e non abbisognano di conferme

né di giudizi.

Tu vedi tutto ciò,

loro no.

A.

Un abbraccio

Voglio abbracciarti ma non un semplice abbraccio, voglio che le mie braccia ti avvolgano tutta, ti coprano come una corazza, ti contengano come una casa. Voglio che il mio abbraccio sia un luogo dove vivere, dove tu possa esprimerti, fare e disfare con la spensieratezza di una bambina, sicura delle mie braccia. E sii sicura, amore mio, le mie braccia non ti tradiranno mai perché obbediscono al mio cuore, che è tuo.

Ti amo ❤

A.

Prenditi cura di me.

“Portava dentro di sé una grande forza, innegabile, evidente. Ma anche una immensa fragilità. Una sensibilità innata, talmente marcata che la portava a sentire il dolore dell’anima, a fior di pelle e dentro le viscere. Una sensazione di enorme vuoto colmava talvolta tutto il suo essere e si sentiva smarrita, sola, privata di punto in bianco ed in modo quasi beffardo, di tutti quei punti di riferimento che tanto la facevano sentire al sicuro, nei momenti in cui riusciva a gustare un po’ di pace interiore.
Questo profondo tormento la faceva puntualmente naufragare verso un dolce pensiero. Estremamente dolce, si. Almeno quanto illusorio ed improbabile. Aveva però dannatamente bisogno di cullarvisi, per sentire meno intenso e prostrante, quel senso di inadeguatezza, paura ed angoscia, che la pervadeva minaccioso e prepotente.
Si rivedeva bambina, in un tempo lontano, dentro la casa che l’aveva vista nascere, poi crescere. Dentro il luogo della sua infanzia, della tenerezza, dell’accudimento e della spensieratezza.
Immaginava sempre la stessa sequenza: lei, piccolina, che inciampava e cadeva (metafora in fondo dei grandi problemi cui ancora non era stata in grado di venire a capo nella vita reale). Immaginava poi il suo papà che le veniva in aiuto. Il suo papà, che con la solita calma e pacatezza e quella voce incrollabilmente rassicurante, la sollevava da terra e le teneva stretta stretta la manina, dicendole quasi come un sussurro: non è successo nulla, piccola mia. È solo un graffio, passerà presto. Non temere nulla, angioletto, abbi fiducia, il papà è qui e si prenderà cura di te, sempre.

Gwen💜