Addobbi

Da un’idea di Carotina

“Che te ne pare se stasera prepariamo l’albero di Natale, piccola mia?” le proposi porgendole una confezione di palline di Natale nuove che avevo comprato tornando a casa per farmi perdonare di aver dovuto rinviare più volte la cosa.
Lei la prese in mano incredula e si mise a saltellare di gioia per la casa, emettendo gridolini di entusiasmo.
La mia adorabile piccola.
Mentre lei contemplava le palline nuove io mi cambiai e mi misi una tuta da ginnastica poi preparammo la cena.
E così, dopo aver mangiato, mentre asciugavo l’ultima stoviglia, lei mi abbracciò forte da dietro.
“Che ne dici, daddy? Incominciamo?” mi chiese. Sì, era ora di farlo.
L’albero e tutti gli addobbi erano contenuti in due scatoloni nascosti sopra l’armadio in camera da letto. Presi quindi una sedia e vi salii mentre lei me la teneva per lo schienale.
“Sai, daddy, che sei alto giusto?” osservò la mia piccola mentre cercavo di tirare fuori lo scatolone dell’albero. Quell’accidente si era incastrato!
E mentre io facevo forza elencando in cuor una sfilza di santi, la mia piccola si strofinò il naso sulla mia patta, stuzzicando piacevolmente il mio pisello.
“Prurito al naso” aggiunse subito.
I latini dicono qualcosa circa le giustificazioni non richieste.
Lo scatolone stava lentamente cedendo alle mie fatiche quando lei, rapida, mi calò con un colpo solo pantaloni e mutande.
“Ehi! Porcellina! Che vuoi fare?” le chiesi sorridendo fingendomi ingenuo.
“La brava piccina porcellina” mi rispose insolente. Sentii le sue calde labbra morbide afferrarmi delicatamente l’uccello e farlo sparire tutto nella bocca bollente per poi serrarsi alla base della canna.
Un sospiro di piacere mi sgorgò inarrestabile dalla gola.
Il calore della sua bocca e la morbidezza della sua lingua scivolosa mi diede un brivido che mi percorse come un’onda tutta la schiena dalle reni fino alla nuca.
Si afferrò alle mie natiche e cominciò a muovere lentamente avanti e indietro la testa sull’uccello che le cresceva in bocca. Ansimavo e mugolavo mentre mi sentivo squagliare tutto.
La sua lingua si muoveva sinuosamente sotto il mio cazzo sempre più duro spingendone dolcemente la cappella contro il palato rugoso.
Le forze cominciarono a mancarmi e le gambe a cedermi. Mi dovetti appoggiare all’armadio per non cadere. Fu allora che in mezzo ai movimenti della sua testolina intravvidi che si era messa una mano dentro ai pantaloni. Si stava masturbando, la porca.
Mi venne in mente com’è calda e soffice la sua passerina, con dentro la sua fichetta zuppa e bollente, gonfia e aperta di voglia. Sentii il mio sangue ruggirmi feroce in tutto il corpo e nella mia testa, ubriacandomi. Preso dalla foia cominciai a muovere il bacino, a scoparle la bocca.
Sempre più forte.
Grugnendo e mugolando.
Avevo voglia di sborrare.
Mi aveva messo voglia di sborrare.
Lei invece si tirò fuori l’uccello dalla bocca e, zuppo di saliva, prese a strofinarselo su tutta la faccia, con la sua mano che scorreva stretta lungo la canna e ogni tanto la sua lingua che mi leccava una parte di cazzo.
Una sega da urlo.
Il piacere mi crebbe dentro con una tale velocità che non feci a tempo a sentire l’orgasmo arrivare. Come una locomotiva impazzita lo sentii percorrermi la schiena e schiantarsi nella mia testa esplodendo. Tutto il mio corpo, tutti i miei muscoli, tutta la mia pelle furono tesi allo spasmo.
Ruggii tra il piacere ed il dolore di uno sperma rovente che mi intasò violentemente il cazzo.
Grugnivo e la mia vista si era annebbiata. Mi sembrava di non respirare più.
Le mie gambe tremavano, volevano cedere.
Lei, tenendolo ben stretto, continuava a strofinarsi il mio uccello pulsante sulla faccia mentre la mia sborra fuoriusciva a fiotti che le cadevano addosso.
Quando le convulsioni terminarono mi lasciarono tremante, sudato, affannato.
Sentivo le palle svuotate e mi girava la testa.
Temevo di cadere.
Io ero appoggiato all’armadio e lei invece era lì che continuava a succhiarmi l’uccello moscio.
La mia adorabile porcellina.
“Ho bisogno di riposarmi un attimo …” le dissi ansimando.
Lei allora si staccò dal pisello e mi sorrise fiera, io mi tirai un po’ su i pantaloni e con cautela e restando appoggiato all’armadio scesi dalla sedia e andai a distendermi a letto.
La guardai. Gli schizzi di sperma sul viso e sui capelli la facevano apparire anche più erotica.
Era davvero bellissima. E bravissima.
“Sei stata formidabile, piccola mia, mi hai proprio messo Ko …” le mormorai sorridendole esausto e appagato.
Evidentemente intese quel numero di parole come un segno che mi stavo già riprendendo perché lei salì a gattoni sul letto e venne a giocare di nuovo con il mio uccello moscio. Me lo prese in mano e cominciò a leccarlo come per pulirlo. La morbidezza e il calore umido della sua lingua mi pervase come un liquido caldo. Mi sentii sciogliere tutto nuovamente.
E mentre chiudevo gli occhi mi venne in mente lo scatolone che sporgeva dall’armadio.
Guardai la mia piccola.
“Dobbiamo fare l’albero di Natale …” le dissi.
Lei mi guardò.
E mi sorrise.
“Lo faremo domani, daddy.”