Bacio del giorno ðŸ’

Mi è passata davanti in mutandine, con nonchalance, come se nulla fosse, quella piccola provocatrice, un paio di mutandine semplici, liscie, niente pizzi o merletti, bianche di cotone, a pois rossi. Sa cosa mi attizza, la mia piccola, e fa la provocante, la furfantella! Per questo l’afferro per un braccio e la blocco, ed, inginocchiatomi, le bacio ogni pois.

A. ❤ 

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La routine

(Un pezzo di questo testo…forse lo avete già letto perché l’ho pubblicato…o forse è solo rimazto nei miei appunti, comunque eccolo qui, ci ho lavorato sopra di nuovo!)

Forse non lo sai ma l’altro giorno ero al supermercato davanti allo scaffale del cioccolato e delle caramelle, e c’erano tavolette di cioccolato di tutti ma proprio tutti i tipi, quelle al sessanta per cento di cacao, settanta, novantanove virgola uno che a me non piace tantissimo perché sembra di mangiare cacao polveroso e mi viene quasi da starnutire però ricordo che mentre controllavo chissà per quale motivo la scadenza di una tavola gigante di Milka agli Oreo mi sono trovata a chiedermi “oh ma al mio daddy cosa piacerebbe?” che poi ovviamente daddy è uno pseudonimo sennò qui partono le denunce per stalking, perseguiting, innamorating, ossessionating e tutte quelle cose lì che poi ti portano a farti mettere la camicia di forza e a sbattere la testa contro le pareti foderate, e insomma dicevo che mi sono chiesta cosa ti sarebbe piaciuto ma obbiettivamente era una riflessione del cazzo perché non è che tu mi aspettavi a casa sul letto con il tuo felpone grigio che ti ho comprato in quel negozio a Via del Corso con gli occhi scuri e grandi pronto a chiedere “che cioccolato hai preso?”. Mi sono guardata pure intorno come se mi aspettassi che arrivasse un uomo più o meno della tua età e più o meno simile a te, ma non proprio te eh, che mi consigliasse, che mi dicesse “oh con questa vai sul sicuro”.

Forse non lo sai ma un po’ di tempo fa mi hanno chiesto di andare a fare colazione in un bistrot piccolo che sta a San Giovanni non molto lontano dalla Coin e io dentro di me ho pensato “ma cosa cazzo mi invitate a fare colazione lì che io quel posto lo conosco benissimo” perché c’avevo fatto colazione insieme a te nel mio sogno, che se ci ripenso mi viene ancora da spararmi in faccia con un bazooka, che se ci ripenso mi vengono in mente un sacco di battute geniali che avrei potuto fare, un sacco di cose intelligenti che avrei potuto dire e invece non c’ho capito un cazzo di niente.E poi avevo un taglio di capelli improponibile, ma che mi era sembrata una buona idea e invece no, per niente, perché già c’ho la fronte spaziosa, e con quel taglio sembrava addirittura edificabile, insomma un disastro. Forse non lo sai ma quando m’hai sorriso dicendomi che avevi da poco messo gli occhiali nuovi io misà che gli occhiali manco l’ho guardati, e anche se l’avessi guardati chi se ne frega insomma, con quegli occhi a disposizione, e quel modo di abbassare lo sguardo quando riprendevi il discorso dopo una lunga pausa, insomma, voglio dire, ‘sti gran cazzi no?

Forse non lo sai ma un sacco di tempo fa ti ho visto di sfuggita in mezzo a Trastevere, era un piccolo vicolo dove c’era un pub riservato solo agli studenti della John Cabot e stavo appoggiata al muro a chiacchierare di chissà che, e poi ho visto questo piccolo gruppetto di ragazzi di cui ne ricordo uno altissimissimo poi un’altro con le spalle larghe, gli altri chi se ne frega, e poi te col cappotto nero, e le mani nelle tasche che camminavi guardandoti intorno con l’espressione come se stessi pensando “ma quanti coglioni ci sono in giro che non fanno altro che ubriacarsi, fare apprezzamenti pesanti e non richiesti, ascoltare musica di merda?” o perlomeno questo m’è sembrato, mica è detto che lo stessi pensando davvero, magari stavi pensando al tuo lavoro.

Mi sono tipo irrigidita, e ho cercato di non avere l’espressione di chi è già alla terza birra da dodici gradi, e mi sono messa in posizione… tu sei passato e ti sei portata dietro un sacco di cose che in quel momento ero sicura, sicurissima, che appartenessero solo a me. 

E ricordo che mentre ti allontanavi non sono più riuscita a pensare a niente, forse solo a un centinaio di cose che però ti riguardavano tutte, tipo chissà quanto sarebbe bello io e questo ragazza in un piccolissimo appartamento con il parquet chiaro e un divano con penisola, e sul piano cottura cinque fornelli di cui però ne usiamo solo due, uno per il padellone e l’altro per la pentola, ho pensato chissà quanto sarebbe catartico accendere il forno e preparare la pizza, mentre alla radio passano solo grandi successi rock tipo Elvis Presley oppure i Creedence Clearwater, ho pensato minchia quanto mi piacerebbe invecchiarci insieme a questo qui, quanto mi manderebbe in visibilio passarci la routine mattutina in religioso silenzio mentre lui si lava i denti ed io scelgo il mio maglione nero in mezzo ai miei settantamila maglioni neri ma che secondo me sono tutti neri diversi, quanto mi piacerebbe verificare se è veramente così bellissimo ventiquattr’ore su ventiquattro.

Gwen💜

Eh niente

Vi voglio far sorridere un pò:

…La prima volta che semo usciti l’ho vista arivà da lontano, era truccata più der cinquantino nei primi anni 2000, alchè me sò detto “Guarda te se a questa je devo chiede i documenti la mattina quanno s’arza eh”.

Però vabbè ho sorvolato, comunque ce stava “lo stacc de cosh” non indifferente, e c’aveva m’ber sorriso.

Tutt’appò, azzecca addirittura tutti li congiuntivi, me cita addirittura Shakespeare, je piace dipinge, sona er pianoforte e canta.

‘Na specie de eclettica, a quer punto ho sentito puzza de fregatura, però non sò riuscito a trovà la fonte quella sera.

Non se semo manco baciati subbito, ce semo ‘nnati vicino ma niente de che, e quindi ho pensato “Oh, bono.”.

S’è presentata come a’ solare, a’ simpatica, a’ bona, a’ lavoratrice, a’ filosofa. Fico, ‘na cifra.

Succede che uscimo ‘na seconda volta, ‘na terza, aò, stava pe diventà ‘na relazione. L’ultima cosa che m’era durata così tanto era stato er pupazzo de Woody, quello de Toy Story, che tra parentesi c’ho ancora.

Eppure qualcosa nun me tornava.

‘Na sera semo annati a m’pubbetto a Ostia, ‘na cosa tranquilla, ho fatto ‘na battuta autoironica, una de quelle cose tipo “Sto a diventà così ciccione che se t’avvicini troppo me orbiti intorno”, ‘ste stronzate qua.

Vabbè, lei me comincia a fa n’discorso sull’inconscio mio, e ‘na specie de auto-delusione irrisolta secondo la quale io me sento in qualche modo insoddisfatto e non so come è finita a parlà de fisica e de anima, forse semo arivati pure all’origine de tutto e ar big bang, solo che io m’ero addormentato a metà discorso.

“Aò, era ‘na battuta.”

“Si, ho capito che era ‘na battuta, però te sto a dì…” e m’aricomincia er polpettone de robba e de considerazioni de meccanica quantistica, alchè io j’ho detto “Aò ok, però cioè, take it easy”

E lei ancora che “si, io la prendo easy però vorrei che tu capissi che…”

Alchè m’è uscito “Aaaaa e nun rompe er cà, te sto a dì che stavo a scherzà su”, e niente, s’è offesa.

‘Na sera voleva venì pefforza a vedè la partita mia de calciotto co’ l’amici, e io ho detto vabbè, però sbrigamose che è tardi. C’ha messo quarantasette minuti pe’ scende, alchè j’ho chiesto “Aò ma che te cambiano le scale come a Hogwarts?” e niente, SE STAVA A TRUCCA’.

Pe ‘na partita de calciotto de settima categoria co’ più delinquenza che gommini sur sintetico.

Arivo ar campo pelo pelo, lei se mette in panca e io comincio a giocà.

A fine partita la vedo ‘ncazzata nera, dice che s’è ghiacciata pure er colon, e io j’ho detto “Vabbè te sarai rinfrescata le idee, vedila così” e lei niente, s’è offesa.

Perchè n’avevo capito che lei pur de vedemme giocà (capirai poi, ‘sto foriclasse) s’era morta de freddo. Io, poro stronzo insensibile e poraccio.

E pure stupido, perchè non j’avevo detto che faceva freddo.

De quattordici dicembre dentro a n’campo in mezzo all’alberi alle nove de sera, te pare che fa freddo? Ma ‘nte verrebbe mai in mente no? L’avrei dovuta avvisà.
Sapeva cantà, sapeva cucinà, c’aveva du’ occhi che lascia perde, me ricordava l’Africa, quanno la guardavo sentivo li bufali ma non je l’ho mai detto, non sia mai che poi pensasse che je stavo a dì che s’era ingrassata.

Però je mancava er sense of humor.

E meno male che quando m’ha detto che dipingeva non j’ho fatto qualche battuta sui pennelli eh.

Ma solo perchè era la prima uscita.

#pressapochismoistheway 

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Gwen💜